A Sassari 3.928 candidati, ma tanti non ammessi alla maturità.
Oggi, giovedì 18 giugno, è scattata l’ora della prima prova scritta di italiano per la maturità anche a Sassari e l’hanno affrontata circa 3.928 candidati. Un appuntamento importante che si inserisce però in un contesto regionale complesso: la Sardegna registra infatti il tasso di non ammessi più alto d’Italia.
Guardando ai dati percentuali forniti a livello regionale, emerge che ben il 7% degli studenti sardi è stato fermato prima degli esami, dato che si riflette inevitabilmente anche sul territorio sassarese. Facendo un calcolo proporzionale sui 3.928 candidati di Sassari che hanno ottenuto il via libera, significa che circa 295 studenti della provincia sono stati bocciati e non sono stati ammessi alle prove.
I bocciati.
A Sassari e provincia oggi circa 295 gli studenti che quest’anno non hanno ottenuto il via libera per sedersi ai banchi e affrontare le prove d’esame. In uno studio recente, realizzato da Openpolis, la Sardegna, come il resto del Mezzogiorno, mostra ancora profonde disparità sulle competenze alfabetiche, con un peggioramento drastico dalla pandemia. Il lockdown ha fermato la scuola e la disparità sull’accesso a internet ha peggiorato le condizioni di quegli studenti che vivono in famiglie con fragilità economica e non potevano permettersi strumenti informatici idonei o che all’epoca vivevano in quei territori dove l’accesso alla connessione era più difficile.
La prima prova della maturità a Sassari non rappresenta quindi solo il classico rito di passaggio per quasi quattromila ragazzi, ma accende un riflettore su una ferita aperta nel sistema scolastico regionale. Dietro quel 7% di non ammessi e quei 295 banchi rimasti vuoti nel sassarese, non ci sono semplici numeri, ma le conseguenze tangibili di un divario digitale e sociale che la pandemia ha solo finito per esasperare.
Il superamento dell’esame di Stato per i candidati di oggi è un traguardo fondamentale, ma la vera sfida per la Sardegna di domani sarà quella di azzerare queste disparità, garantendo a ogni studente — a prescindere dal contesto economico o geografico — lo stesso diritto di sedersi tra quei banchi e giocarsi il proprio futuro.




