Crisi dei campeggi in Sardegna: la ripartenza passa dai turisti italiani

Il 70% delle prenotazioni nei campeggi sono fatte da italiani.

I campeggi sardi nel mese di giugno e luglio ospiteranno in prevalenza turisti italiani, e in particolare del Nord Italia. Il coronavirus ha ribaltato le percentuali delle presenze turistiche nei campeggi rispetto al 2019 con i dati sulle prenotazioni che parlano chiaro: il turista italiano sarà responsabile della ripartenza economica turistica post Covid. E’ quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro studi  Faita Sardegna tra le strutture associate.

Il 70% delle nuove prenotazioni secondo l’indagine Faita Sardegna, è stata fatta da turisti italiani. A seguire, in una percentuale di circa il 10%, i tedeschi, in una stagione turistica che ha ribaltato completamente i consueti canoni dei flussi turistici in Sardegna. A prevalere è la prenotazione diretta, tramite telefono, e-mail o tramite il sito internet di ciascuna struttura (80%), a seguire gli altri canali di prenotazione, ossia i motori di ricerca per la prenotazione del settore.

“Una inversione dei flussi turistici dovuta ad una crescente e diffusa tendenza a trascorrere le proprie ferie nei confini nazionali – afferma il presidente di Faita Sardegna Nicola Napolitano -. Inoltre si conferma ancora importante il tasso di cancellazione che risente della scarsa informazione sui trasporti e sui residui focolai in Italia. Ancora oggi rileviamo che in Olanda la destinazione Sardegna ha ufficialmente un semaforo arancione”.

Per la Sardegna e per i campeggi in particolare si tratta di una novità non di poco conto: se nel 2019 la percentuale di italiani nel totale delle prenotazioni rimaneva al 35%, 40% circa, quest’anno, l’ospite italiano è e sarà presente al 70% con punte dell’80% in alcune strutture (dato per luglio e agosto). Un dato in linea con l’inevitabile annullamento delle prenotazioni avvenuto ad inizio emergenza (a marzo e aprile i campeggi hanno dovuto fare i conti con la restituzione di circa il 60% delle prenotazioni), e con una lenta ripresa che dal 3 giugno, sta comportando tutta una serie di novità nel panorama della vacanza 2020.

Qualche campeggio  per spirito di servizio ha aperto agli inizi di giugno, ma la maggior parte aprirà da metà mese fino al primo luglio. La cautela è massima, anche se il camping è di per se una struttura che normalmente offre ciò che richiedono il turista e i protocolli sanitari post emergenza: distanziamento fisico e aria aperta.  “In linea di massima non abbiamo dovuto fare grandi cambiamenti nelle nostre strutture, né abbiamo abbassato il numero di posti letto disponibili, poiché la nostra offerta gode già di quei requisiti che soddisfano richiesta di grandi spazi e libertà di movimento, visto che la densità abitativa è in media di 100 metri quadri ad ospite – spiega il presidente di Faita Sardegna -. Per questo siamo convinti del fatto che le nostre strutture potranno in qualche modo sperare di recuperare almeno il 20-30% del normale fatturato visto che la grande battuta d’arresto arrivata con l’emergenza ha già causato al turismo all’aria aperta sardo un perdita che abbiamo stimato in oltre 100 milioni di euro. Grazie all’adozione dei protocolli messi a disposizione da Faita nazionale – evidenzia Napolitano – ogni utente saprà che nelle nostre strutture l’igienizzazione è massima: già le normali procedure garantivano pulizie frequenti e superiori a quelle previste dai protocolli. Aumenteremo il personale addetto ai controlli e alle sanificazioni degli ambienti comuni e miglioreremo la tecnologia a supporto della sicurezza per garantire più libertà di movimento ai  nostri clienti (chek in on line, app per le consegne a domicilio di pranzi e prodotti, servizi take away, prenotazione on line ecc.). In questo modo l’accoglienza e la gestione della permanenza saranno più sicure per noi e per i nostri clienti”.

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