Dai negozi ai bar di Sassari accoglienza tiepida al prestito dello Stato: “No ai debiti. Facciamo da soli”

Come gli imprenditori reagiscono al prestito.

Bar, ristoranti, negozi sono chiusi da un mese per l’emergenza coronavirus. Il governo ha annunciato una serie di misure economiche per aiutare la ripartenza delle piccole medie imprese, tra cui lo stanziamento di prestiti agevolati. Ma i titolari di pubblici esercizi a Sassari e dintorni non sono così entusiasti della possibilità.

“Ho aperto la partita iva appena una settimana prima dell’emergenza – racconta Fabio Loriga, titolare del “Caffè del Corso”, situato nell’omonimo Corso Vittorio Emanuele a Sassari- dovrò contattare la mia commercialista e vedere un po’ il da farsi. Per il momento mi informo meglio e aspetto”.

La pensano allo stesso modo Daniele Melis, del ristorante San Gavino di Porto Torres e Dario Ziranu del noto Pub Il Gambrinus di Sassari. Ritengono di poter attendere e di reggere la situazione, prima di fare ricorso alle misure di aiuto ed indebitarsi.

Antonio Schintu, proprietario del bar “Il Cristallo” a Porto Torres scende nel dettaglio. “Io ho 18 dipendenti, la mia è un’azienda solida ma devo comunque anticipare fornitori, la maternità e gli assegni familiari. Chiaro che con l’emergenza dobbiamo stare chiusi”, spiega.

Gli stipendi di  febbraio li hanno pagati, ma ci sono i dipendenti stagionali che non rientrano nella cassa integrazione. “A questo punto occorre agire con responsabilità, aspettiamo sviluppi perchè neppure le banche hanno saputo dare indicazioni chiare in merito”, conclude. Anche Marco Corda, titolare a Sassari del Caffè Set e Caffè Set Accademy segue la linea dei suoi colleghi: “Abbiamo 4 attività, si parla di un prestito bancario che noi non abbiamo chiesto. Dovremmo restituire un debito che non abbiamo creato e che è dovuto a cause di forza maggiore, come questa serrata obbligatoria”.

Il ristoratore Antonio Planeta è il proprietario del “Covo del Conte” e si sfoga così: “Al momento ci sono difficoltà enormi, tra cui affitti, personale, costi fissi. Ci troviamo quasi a dover contrarre un debito a cui si aggiungeranno le varie imposte che per ora sono solo rimandate. Abbiamo dovuto chiudere all’improvviso, tanta merce persa, altra la abbiamo devoluta alla Caritas. Non parliamo poi della burocrazia e delle lunghe trafile”. 

Al coro di voci si aggiunge Omar Pintus del Bar Street Caffè: “Ovviamente i nostri debiti si accumulano, passerà ancora del tempo prima di tornare alla normalità. Vorrà dire che ciò che ci daranno non basterà neppure per pagare le tasse”. 

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