Premiata a Ittiri la cantante Maria Giovanna Cherchi.
Quarantuno anni di musica, cultura e incontro tra popoli. L’Ittiri Folk Festa torna a rinnovare il suo messaggio di accoglienza e pace attraverso le tradizioni popolari, confermandosi come uno degli appuntamenti più longevi dedicati al folklore internazionale in Sardegna. La mattina è stata dedicata al saluto ufficiale alle delegazioni ospiti e alla consegna del Premio Zenìas, riconoscimento che da 24 anni valorizza chi contribuisce a custodire e diffondere l’identità culturale dell’isola.
Nella sede del Comune di Ittiri si è svolta nei giorni scorsi una cerimonia semplice ma carica di significato, con la partecipazione delle autorità locali, dei rappresentanti istituzionali e dei gruppi arrivati da diverse parti del mondo. Un momento pensato non solo per dare il benvenuto agli artisti stranieri, ma anche per ringraziare tutte le persone che rendono possibile la manifestazione, dalle Forze dell’Ordine alla Protezione Civile, fino ai tanti volontari impegnati nell’organizzazione.
A portare i colori delle proprie culture sono stati il Balletto Argentino Caldén Gaucho Santa Rosa – La Pampa, l’ensemble “Mirko Srzentić” del Montenegro, l’Ensemble “Tamra” di Dakar del Senegal, l’associazione culturale “Perù sentimiento y tradición” di Lima e il gruppo salentino Scazzicapieti. Nei prossimi giorni arriveranno inoltre altre formazioni internazionali provenienti da Argentina, Perù, Isola di Pasqua-Cile, Montenegro, Senegal, Ucraina, Messico e Colombia, insieme ai gruppi sardi.
Durante la cerimonia il sindaco di Ittiri, Baingio Cuccu, ha sottolineato il percorso di crescita della manifestazione, capace negli anni di rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici. “Ittiri Folk Festa ha saputo rigenerarsi e aggiungere nuove iniziative, come il Premio Zenìas“, ha spiegato il primo cittadino, evidenziando il valore culturale di un appuntamento che continua a richiamare artisti e visitatori da tutto il mondo.
Sulla stessa linea l’assessora alla Cultura Giusy Dettori, che ha ricordato il ruolo del Premio nel celebrare le espressioni più autentiche dell’identità sarda. “In un’epoca in cui si tende a omologare tutto – ha detto – è importante omaggiare chi valorizza e divulga la nostra tradizione”. La scelta di quest’anno, secondo l’assessore, rappresenta pienamente lo spirito del riconoscimento: “Maria Giovanna Cherchi incarna questi valori. Il suo canto unisce le persone e avvicina gli emigrati alla loro terra”.
Il momento più atteso è stato quello dedicato all’assegnazione del Premio Zenìas 2026 a Maria Giovanna Cherchi, una delle voci più amate e rappresentative della musica tradizionale sarda. Il riconoscimento, istituito 24 anni fa e assegnato ogni anno ad eccezione del periodo segnato dalla pandemia, celebra personalità capaci di rappresentare la cultura dell’isola attraverso talento, creatività e appartenenza.
Il presidente del Premio Zenìas, Leonardo Marras, ha spiegato le motivazioni della scelta: “Genialità, talento e appartenenza alla nostra terra sono le caratteristiche che valutiamo quando assegniamo il premio. Il canto di Maria Giovanna Cherchi ci accompagna da 30 anni e sa arrivare al cuore delle persone”. Secondo Marras, l’artista rappresenta un legame profondo tra la Sardegna e le comunità degli emigrati, mantenendo vivo il rapporto con l’isola anche oltre i confini nazionali.
Visibilmente emozionata, Maria Giovanna Cherchi ha raccontato il suo legame con Ittiri e con la manifestazione. “Sarebbe stato più facile cantare – ha detto durante la premiazione – perché sono molto emozionata. Con l’associazione Ittiri Cannedu c’è un’amicizia che mi ricorda anche la connessione tra Paesi, visto che io sono di Bolotana. Ittiri mi ha sempre abbracciato forte con affetto. Voi siete un pezzo di casa, un pezzo di famiglia”.
Poi il canto, quello che per decenni ha raccontato emozioni e radici. A sorpresa l’artista ha eseguito a cappella un cantu a sa nuoresa, conquistando il pubblico presente e suscitando particolare emozione anche tra gli ospiti stranieri, per i quali la musica è diventata un linguaggio universale capace di superare differenze geografiche e linguistiche.





