La solidarietà per la Palestina non si ferma: nuovo corteo ad Alghero

Palestina Sassari

Si scende in piazza ad Alghero per la Palestina.

Il clima che si respira contro chi sostiene la Palestina non ferma la solidarietà nel Sassarese e ad Alghero ci sarà un nuovo presidio, che si terrà il 29 agosto. Gli organizzatori hanno fatto sapere che la marcia per la Palestina si terrà perché a dieci mesi dal “cessate il fuoco”, si registrano ancora circa 1.280 palestinesi uccisi e oltre 3.943 feriti. Gli organizzatori hanno denunciato proprio l’ostilità del Governo contro chi sostiene la Palestina. ”Anche in Sardegna si moltiplicano le denunce nei confronti di persone che hanno preso parte ad iniziative contro il genocidio palestinese, un vero oltraggio alla libertà di espressione al quale dobbiamo opporci con fermezza e unità. Mentre dall’altra parte, dobbiamo assistere allo sbarco continuo nella nostra isola di turisti sionisti che godono delle vacanze di decompressione dopo aver preso parte alle azioni criminali del loro esercito. Tutto questo è inaccettabile”, dichiarano i manifestanti.

Sabato si camminerà infatti dalla spiaggia del Lido dalle ore 18.30 contro il terrorismo sionista. Gli organizzatori ritengono che ”è necessario ritornare ad occupare le piazze, far crescere la pressione sui governi, moltiplicare iniziative e manifestazioni in ogni luogo, far sentire la nostra voce contro la normalizzazione del genocidio, contro il riarmo presentato come unica soluzione, per riaffermare il diritto di ogni popolo a vivere in pace”, dichiarano in una nota.

Denunciano che ”l’attuale governo israeliano annovera fra i propri ministri di primo piano alcuni tra i più efferati rappresentanti di questa compagine di terroristi noti come “coloni”. Il numero, la varietà e la portata dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele, non solo negli ultimi tre anni, ha superato ogni linea rossa dell’etica e del diritto, e tuttavia si registra la quasi totale assenza di reazioni da parte dei governi europei e mondiali, impegnati piuttosto nella repressione dell’imponente movimento globale che chiede misure concrete e sanzioni contro Israele”.

Il bilancio del “genocidio su Gaza e la Palestina” ha un bilancio drammatico. ”Per la sola Striscia di Gaza le 73.000 unità di cui 21.000 bambini, quella dei feriti le 174.000. Questo, naturalmente, volendo ancora considerare “disperse” le migliaia di persone sepolte sotto le macerie o disintegrate da missili, droni, bombe e cannonate. A questa somma raccapricciante vanno poi aggiunti gli assassinati e i feriti della Cisgiordania, dove i terroristi israeliani con e senza divisa dell’esercito, da almeno 60 anni prima del 2023, sottopongono i residenti palestinesi a un regime di apartheid, con violenze di ogni genere, segregazione, assedi, soprusi, umiliazioni, devastazione e furto di risorse e proprietà, in tutto conformi al modello del “pogrom” di cui molte comunità, non solo ebraiche, sono state vittime nel passato”.

Gli attivisti sono vicini anche alla popolazione del Libano dove ci sono state 8.900 vittime e oltre 30.000 feriti. ”Le persone palestinesi detenute da Israele sono più di 9.500, di cui oltre 3.500 in detenzione amministrativa (senza capi d’accusa) e 350 bambini. È accertata la pratica continua di torture e violenze fisiche e psicologiche, che hanno portato, in molti casi, alla morte dei prigionieri, come il dottor Adnan al Bursh. Oggi si moltiplicano gli appelli per salvare il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto in condizioni sempre più critiche”, denunciano.

I manifestanti denunciano il fatto che ancora chi si interroga sulla liceità di usare il termine “genocidio” per definire quanto accade in Palestina. ”Si attendono mesi ancora più drammatici: con l’avvicinarsi delle elezioni israeliane, si teme che il massacro si intensifichi sia in Palestina che in Libano, come è sempre accaduto in simili circostanze. Il solo modo per fermare Israele è quello di imporre le sanzioni previste dal diritto internazionale nei casi di crimini di guerra e contro l’umanità e applicare l’embargo sulle armi e il boicottaggio economico, culturale, sportivo, accademico”, denunciano gli organizzatori della protesta.

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