Cieco coi i film porno a casa, il tribunale dà ragione a un 68enne di Sassari

Un uomo di Sassari accusato di essere un falso cieco.

Un 68enne di Sassari era stato accusato di essere un falso cieco ed era stato incastrato da alcuni film porno in casa. Una vicenda giudiziaria che è durata anni ma si è conclusa pochi giorni fa con l’assoluzione dell’allevatore dall’accusa di truffa aggravata ai danni dell’Inps. Come riporta il quotidiano La Nuova Sardegna, la sentenza stabilisce che “il fatto non sussiste”, smentendo l’ipotesi che l’uomo avesse simulato per tredici anni una cecità totale per incassare indebitamente oltre 189mila euro di pensione di invalidità.

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La sentenza.

Il verdetto ribalta completamente le richieste della Procura, che aveva sollecitato una condanna a 1 anno e quattro mesi di reclusione. La vicenda è cominciata nel 2007 quando l’uomo è stato monitorato dalle fiamme gialle perché visto condurre una vita troppo autonoma per essere cieco. L’allevatore incassava un assegno mensile di 1.300 euro e apriva il portone di casa con estrema disinvoltura. Ma a fare aumentare i sospetti era una collezione di DVD erotici durante una perquisizione.

La difesa.

Stando a quanto riporta La Nuova, la difesa è riuscita a smontare l’impianto accusatorio che si basavano su pregiudizi verso la disabilità. Infatti, secondo gli avvocati che hanno assistito il 68enne di Sassari fumare, salutare i passanti o possedere materiale pornografico non può provare in alcun modo che l’uomo non fosse ipovedente. I legali, infatti, hanno sostenuto che una persona cieca può benissimo utilizzare gli altri sensi, come l’udito e il tatto. Dunque la presenza dei film è stata ridimensionata come un elemento privo di valore probatorio, poiché il possesso di un oggetto non ne implica necessariamente la fruizione visiva.

Un peso decisivo nella decisione del giudice è stato esercitato anche dalla posizione della stessa Inps, che in seguito a verifiche amministrative interne aveva già confermato il possesso dei requisiti sanitari da parte dell’uomo, mantenendo l’erogazione del sussidio. Accogliendo integralmente la tesi della difesa, la sentenza ha chiarito che non vi è stata alcuna messa in scena, ma solo un’errata interpretazione delle straordinarie capacità di adattamento che un non vedente può sviluppare nel proprio ambiente quotidiano.

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