Dario Giagoni fu offeso da un ex leghista di Sassari.
Un 80enne di Sassari è stato condannato per aver offeso il deputato della Lega, Dario Giagoni. Aveva scritto sui social “Scemo di Santa Teresa” contro l’esponente politico. Per quei fatti ora dovrà versare al parlamentare una sanzione di 4.000 euro per aver commesso il reato di diffamazione. Un’offesa di stampo politico in quanto l’uomo condannato dal tribunale di Tempio è Marco Michi, ex esponente della Lega.
La vicenda.
La vicenda affonda le sue radici nella calda estate del 2020. Un periodo segnato da un acceso e vibrante dibattito politico che vedeva contrapposti da un lato Dario Giagoni, all’epoca dei fatti consigliere regionale sardo, e dall’altro l’esponente del Movimento 5 Stelle, Desirè Manca. In questa cornice di forte polarizzazione, l’arena dei social network è diventata rapidamente il palcoscenico di uno scontro che ha travalicato i confini del legittimo diritto di critica. È stato proprio in questa occasione che un pensionato di 80 anni, identificato come Michi, ha iniziato a intervenire pubblicamente su Facebook. Qui l’ex leghista ha preso di mira l’esponente della Lega con una serie di commenti dal tono marcatamente offensivo e diffamatorio.
Non tollerando quello che ha ritenuto essere un vero e proprio fango mediatico mirato a lederne l’onorabilità, Giagoni ha deciso di non lasciar correre. L’esponente del Carroccio ha quindi sporto formale querela per diffamazione nei confronti dell’anziano, trascinandolo inevitabilmente davanti ai giudici del tribunale di Tempio. Al centro del procedimento giudiziario è finita una manciata di commenti particolarmente pesanti. All’interno dei quali l’imputato aveva apostrofato l’ormai deputato con epiteti coloriti e sminuenti, definendolo esplicitamente come lo “scemo di Santa Teresa” e un uomo “senza cervello”.
Durante il processo, la strategia della difesa ha tentato in ogni modo di sminuire la portata delle affermazioni. I legali dell’ottantenne hanno cercato di distogliere i fatti dal reato di diffamazione aggravata, derubricando le frasi a semplici sfoghi personali o a manifestazioni, seppur aspre, del diritto di satira e di espressione politica. Tuttavia, l’impianto difensivo non ha retto l’analisi del magistrato.
Il tribunale, valutando la continenza verbale e la gratuità degli attacchi, ha respinto queste tesi, decidendo di condannare il pensionato e stabilendo l’obbligo di risarcire civilmente l’esponente della Lega per i danni d’immagine subiti. Una sentenza che ribadisce, ancora una volta, come il web non sia una zona franca priva di regole.




