Emanuela Pala e il racconto di Gaza a Sassari: “Ho filmato per portare a casa la verità”

emanuela pala a sassariEmanuela Pala a Sassari

Il racconto della giornalista Emanuela Pala a Gaza.

A Sassari, la giornalista sassarese Emanuela Pala ha portato il racconto di Gaza e la sua esperienza a bordo della Global Sumud Flotilla. Ieri sera, alle 18, nella sala della Biblioteca universitaria di piazza Fiume, ha presentato “Ostinata umanità”, la sua ultima pubblicazione. Un libro che raccoglie la sua testimonianza sulla missione verso Gaza, le storie dei partecipanti e i momenti vissuti durante la navigazione e la successiva detenzione.

La serata ha aperto uno spazio di confronto sul giornalismo come strumento per raccontare ciò che accade sul campo. L’appuntamento rientra nel programma del Genera Festival di letteratura giornalistica e ha richiamato numerosi spettatori. A introdurre l’incontro è stato Simone Campus, presidente dell’associazione Genera Festival di letteratura giornalistica.

Campus ha ricordato anche il progetto “Generini”, un gruppo di ragazzi nato nell’ambito delle attività dell’associazione. “Noi abbiamo costituito un gruppo denominato ‘Generini’, un gruppo di ragazzi che ha generato un podcast molto dettagliato basato sul caso di Monica Moretti e la vicenda del carcere di San Sebastiano e del pestaggio di alcuni detenuti”. Un riferimento importante per la città grazie anche al sostegno e al contributo particolare della libreria Koinè di Sassari.

Emanuela Pala racconta Gaza e la scelta di partire.

A prendere la parola è stato Andrea Lai, segretario provinciale di Sinistra Italiana. Nel suo intervento ha posto l’accento sul ruolo del giornalismo italiano nel conflitto medio orientale e sulla necessità di ascoltare le testimonianze dirette .

“Emanuela Pala autrice di un libro semanticamente potente e necessario ha portato con estrema chiarezza le atrocità commesse dalla milizie israeliane , prima ancora di iniziare a sentire la sua storia credo ancora che a Emanuela le si debba riconoscere la sua attitudine giornalistica come la realistica capacità di ascolto , il giornalismo come libera informazione, noi siamo spettatori in diretta di un genocidio perché le parole hanno un senso e quando le parole hanno un senso bisogna saperle ascoltare ed evidenziare”.

Poi il racconto è passato direttamente alla voce di Pala. Giampaolo Cassitta educatore penitenziario e Dirigente del Ministero della Giustizia. ha letto alcune pagine della sua pubblicazione “Ostinata umanità”. “Sono addestrati a uccidere anche i bambini. La mia vita mi passa davanti. Non è un modo di dire succede davvero: la mia famiglia, la scuola, gli amici, i viaggi, le partenze, le risate, il lavoro, il mare della Sardegna, chiaro, vivo. Non questo mare, questo nero abissale è un freddo senza fondo. Per la prima volta penso che potrei morire, non è astratto. Non un giorno in più . Adesso”.

Pala ha spiegato di avere deciso di partire dopo aver saputo della formazione della Flotilla. “Oggi sono molto emozionata nel venire a Sassari e aprire il festival Genera a Sassari. È sempre difficile rivivere certe immagini ma nel momento in cui vedo che si stava organizzando una flottiglia di barche ho deciso di andare anche io”.

Una scelta compiuta, secondo il suo racconto, nella consapevolezza dei rischi. “Noi Sapevamo già che saremmo stati bloccati ma non in acque internazionali, in acque internazionali non avevano nessun diritto di compiere l’abbordaggio e rinchiuderci in prigione , ma io sapevo che sarei riuscita comunque a svolgere questa impresa per poter riuscire a filmare e a portare a casa la nuda e cruda verità di Gaza”.

La missione, nelle pagine del libro, non riguarda soltanto chi si trovava sulle imbarcazioni. Pala ha raccontato le storie personali dei partecipanti e le motivazioni che li hanno portati a compiere una scelta così impegnativa. “Il libro racconta la storia dei partecipanti, la storia delle loro motivazioni e la storia di come sia possibile che una persona che ha un figlio a casa voglia dedicarsi a svolgere una missione così rischiosa”.

La Flotilla, gli attacchi e il racconto della detenzione

Il momento più duro arriva nel racconto degli attacchi con i droni. Pala ha spiegato di avere continuato a registrare le immagini anche mentre la Flotilla si trovava sotto attacco. “Noi eravamo in acque internazionali e siamo stati arrestati ingiustamente e solo rischiando potevamo raccontare la realtà dei fatti documentata”.

Pala ha inoltre raccontato di avere continuato a filmare durante gli attacchi e di essere stata arrestata nonostante indossasse la scritta “press” e fosse di nazionalità italiana. Il racconto prosegue con le fasi dell’intercettazione. Pala ha ricordato che, prima della partenza, i partecipanti avevano già saputo dell’attacco a due imbarcazioni. Poi, secondo la sua testimonianza, anche la loro Flotilla sarebbe stata attaccata.

Nel libro trova spazio anche la fase della detenzione. Pala ha raccontato le perquisizioni e il tentativo di presentarsi come giornalista. “Ho cercato di palesarmi come giornalista italiana ma non c’è stato nessun modo di essere ascoltata i militari israeliani credevano che io lavorassi per il giornale qatariota al jaazeera o che lavorassi per Hamas ”.

Sono soprattutto le storie delle persone incontrate durante la detenzione a imprimere al racconto una dimensione personale. Tra queste c’è quella di una donna che, secondo la testimonianza di Pala, chiedeva aiuto, acqua e medicinali. “Ogni volta che aprivo lo spioncino della sua cella per passare il cibo implorava un medico, dell’acqua, dei medicinali. La sua mano cercava disperatamente il mio braccio come se io avessi il potere di cambiare le cose. Mi afferrava, mi stringeva il polso con le dita magre. ‘Aiuto, aiuto’. Lo sento ancora”.

Un’immagine che Pala ha collegato al senso di impotenza provato in quei momenti. “So che è impossibile fare qualcosa, so che non avevo alcun potere e che ho tentato invano di parlare con i soldati. So che ero impotente quanto lei, ma resta il fatto che davanti a me avevo una donna disperata, una donna che non sono riuscita ad aiutare”.

La conclusione della serata torna quindi al significato che Pala attribuisce alla missione. La Flotilla, pur senza raggiungere Gaza, avrebbe comunque portato il tema della Striscia al centro dell’attenzione. “Io penso che la flottiglia non sia arrivata a Gaza ma la flottiglia è riuscita a parlare di Gaza anche senza arrivarci”. È l’essenza dicotomica tra il fil rouge e il leitmotiv che riconducono le varie fasi intricanti nella narrazione verista di “Ostinata umanità”: la scelta di partire, la volontà di documentare ciò che accadeva e il racconto della moltitudine di persone di provenienza internazionale incontrate lungo il viaggio. A Sassari, quelle pagine sono diventate una testimonianza pubblica affidata alla voce della loro autrice.

L'autore

Studio Scienze della Comunicazione a Sassari e il giornalismo per me è da sempre più di una passione. È il tentativo di raccontare la verità. Sempre e a ogni costo

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