Il dramma del lavoro a Sassari.
”Troppo vecchio” per lavorare, il paradosso di chi ha più di 50 anni in Italia colpisce anche tantissime famiglie a Sassari. Sul gruppo “Segnala a Sassari” gli amministratori hanno condiviso la storia di una donna che ha 60 anni ed è stata scartata dall’ennesimo colloquio di lavoro a causa della sua età. La sua vicenda ha aperto un dibattito tra i residenti iscritti alla community online più numerosa in città, i quali hanno chiesto segnali concreti alle istituzioni.
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La donna di Sassari non trova lavoro.
La lettera anonima, condivisa da uno degli admin del gruppo sassarese, è stata scritta da una donna di Sassari con problemi di salute che nel 2022 ha perso il lavoro a 56 anni non riuscendolo più a trovare, nonostante le sue pregresse esperienze di lavoro. La 60enne, oggi disoccupata, racconta del poco tatto delle aziende locali nel dirle che “è troppo grande per reggere i ritmi della cucina” dopo essersi reinventata una professione accontentandosi di lavori stagionali e poco pagati, accettando, anche di lavorare 14 ore al giorno per 3,65 euro l’ora.
La 60enne spiega di non essersi mai arresa nonostante le porte in faccia. ”Ho cercato, insistito, bussato a porte che restavano chiuse – sono le sue parole amare -. Ho dovuto prendere atto che la mia esperienza non era più un valore, ma un motivo di esclusione. Nei miei settori si cercano giovani, stagisti, persone da pagare poco o nulla in maniera legale”.
La donna racconta di non aver avuto alcun sostegno dalle istituzioni, provvedendo sempre a sé stessa e alle persone a care con le sue forze. ”Non ho mai chiesto sussidi, nemmeno quando (operata di cancro) mi sarebbero spettati. Ho continuato a lavorare, perché potevo farlo (facendo un lavoro d’ufficio) e mi sembrava giusto così”, racconta.
La donna ha perso anche la casa.
Ha raccontato di aver perso anche la casa trovandosi costretta a fare una valigia con dentro il minimo indispensabile. ”Fuori, una vita intera: mobili, oggetti, abiti, borse, scarpe, ricordi. Da un anno vivo ospite sui divani delle mie amiche. A turno. E la domanda è una sola: fino a quando? Nel 2025 ho chiesto il REIS: ben 83,50 euro al mese. Nel 2026 ho chiesto l’ADI (in alternativa al REIS): addirittura 119 euro al mese. Questa è la cifra che, secondo lo Stato, dovrebbe permettermi di vivere oggi – si sfoga -. Nel 2024 ho avuto un reddito di 5.600 euro l’anno, tra lavoro e disoccupazione. Circa 466 euro al mese. Quindi 119 euro è ciò che mi spetta, anche perché non ho un affitto da pagare, (visto che non me lo posso permettere”.
Il disperato appello.
L’autrice della lettera teme di essere una voce tra tante, destinata a perdersi. ”Sono consapevole di essere, per il mondo del lavoro, troppo vecchia, pur avendo chiesto al comune di propormi un lavoro qualsiasi. Per lo Stato, solo Italiana, e pur avendo fatto richiesta per un abitazione popolare, anche una sola stanza dove poter mettere un letto, non mi spetta. Per scelta della vita non mia non ho figli. Per i numeri, un caso che rientra nei parametri. Ma dietro quei numeri c’è una persona. E c’è un limite, oltre il quale non si dovrebbe essere costretti ad andare. Un limite fatto di dignità, di resistenza, di possibilità reali. Oggi io quel limite lo vedo avvicinarsi. E la domanda che lascio a chi ha responsabilità è semplice: quanto deve diventare difficile la vita di qualcuno prima che venga davvero vista?”, conclude nel suo appello rivolto alle istituzioni.
