Lo scioperò dell’Aou Sassari e le posizioni sulla sanità.
Il dibattito sulla profonda crisi della sanità sarda ed in particolare quella del sassarese, ha innescato un duro dibattito tra le varie componenti interessate. Il prossimo 8 e 9 ottobre all’Aou sono stati proclamati due giorni di sciopero per denunciare lo stato di profondo malessere presente nella sanità sassarese. Abbiamo chiesto a due esponenti dell’opposizione e due di maggioranza del consiglio comunale la loro opinione sull’argomento.
Una situazione definita tragica.
“All’interno della azienda universitaria ospedaliera stanno vivendo una situazione tragica – afferma la consigliera Barbara Bindi (Sassari Progressista e Solidale) -. Con turni che sono massacranti, con stipendi che non sono allineati, io ritengo che questa sia una situazione italiana soprattutto nel sud dell’Italia dove sono tutti in questa situazione anche peggio rispetto a Sassari. Conosco bene la situazione, sia dal punto di vista degli infermieri e dei medici. Questa gente fa centinaia di ore di lavoro in più. Abbiamo medici che fanno 1.200 ore in più che nessuno gli riconoscerà mai, non hanno nessun premio di produttività, non credo che nessun altro lavoratore farebbe questa quantità di ore in più in un anno. Infatti si parla di licenziamento di massa, la gente va dove viene pagata meglio con turni decenti, poi ci lamentiamo delle strutture private ma per lo meno in quelle strutture hanno un riconoscimento e svolgono dei turni di lavoro dignitosi”.
“La presidente della Regione Alessandra Todde già nello scorso luglio aveva comunicato con il ministro Giorgetti, per cercare di portare la chiusura dei bilanci e all’attivazione di accordi economici, però ancora non è accaduto nulla. Se dal punto di vista burocratico non mettono mano a questa condizione, non si sa fino a che punto continuerà questa situazione. Io ritengo che lo sciopero in programma l’8 e il 9 ottobre attualmente è un modo giusto per farsi sentire. Diciamolo chiaramente questa gente lavora gratis, all’università gli ospedalieri fanno tutoraggio agli specializzandi ed è una cosa che non rientra nei loro compiti e lo fanno gratuitamente. Francamente non so quanto si possa andare avanti così”, conclude Bindi.
La presa di responsabilità della presidente Alessandra Todde.
“Come Movimento 5 Stelle riteniamo sacrosanto il diritto alla mobilitazione del personale sanitario chiaramente fotografa una esasperazione che comprendiamo e rispettiamo, però siamo anche consapevoli ed è giusto ricordarlo che le criticità attuali sono frutto di una mancata programmazione sulla sanità a livello regionale e nazionale, questo mi sembra giusto sottolinearlo. La sanità sassarese ovviamente è al centro dell’agenda di questa giunta, è un tema fondamentale e la presidente regionale Todde si è voluta prendere personalmente la responsabilità di guidare all’assessorato alla sanità. Purtroppo la carenza cronica di organico credo che si deve combattere con atti concreti, con una formazione adeguata che nei passati governi non c’è stata. La Regione sta rispondendo con azioni concrete e con i fatti, con uno stanziamento in finanziaria di mezzo miliardo di euro complessivi sul sistemo socio sanitario, attivando Ares per i bandi i concorso, per le assunzioni a tempo indeterminato, ed inoltre mettendo sul tavolo incentivi economici concreti fino a 24mila euro all’anno per poter i medici dove c’è reale emergenza”, commenta Noemi Piga (Movimento 5 Stelle).
“Per quanto concerne le assunzioni – riprende Piga – ci tengo a sottolineare perché i numeri sono importanti che la Regione ha sbloccato un piano straordinario di quasi 2mila assunzioni tra cui: millecinquecento assunzioni tramite i bandi Ares di mobilità extra Regione di cui mille infermieri e cinquecento dirigenti medici, e poi ci sono le quattrocentocinquanta assunzioni straordinarie per tamponare le falle nei reparti di urgenza con il reclutamento internazionale, e poi un altro aspetto importante la stabilizzazione definitiva del personale Oss precari, per restituire dignità ad una categoria importante che lavorato senza sosta in piena emergenza Covid. Ed in più come tassello integrativo al reclutamento è stato pubblicato il bando per le sedi vacanti di medicina generale di cui 116 sedi sono nel territorio di Sassari. Diciamo che non sono annunci ma di procedure che stanno dando risposte concrete all’emergenza”, .
La sanità a Sassari funziona male o addirittura non funziona affatto.
“È sotto gli occhi di tutti che la sanità funziona male o addirittura in alcuni casi non funziona proprio soprattutto nel sassarese, bisogna individuare prima di tutto le cause, e secondo me sono tre – afferma il consigliere Mariano Brianda (Costituente per Sassari) -. La prima da individuare è la mancanza di personale. Abbiamo un numero di medici che è inadeguato rispetto a quelle che sono le aspettative di un ospedale che dovrebbe essere un Hub per tutto il nord Sardegna. Lo dico dopo che ho studiato i numeri, c’è uno studio che ci dice che il numero dei medici nel sassarese che ha abbondato la professione pubblica sono tre volte tanto di quelli che sono andati in pensione, evidenziante sono stati attratti o dalla medicina privata oppure sono andati in altre regioni dove hanno trovato un trattamento economico più consono alle loro professionalità. Si deve fermare l’emorragia dei medici che vanno via da Sassari. Ho chiesto a qualche medico il perché lasciava l’ospedale e mi hanno risposto che ormai all’interno dello stesso, c’è una organizzazione elefantiaca che non permette loro di andare avanti nella loro qualificazione professionale”.
“La seconda causa importante è aumentare gli stipendi e la valorizzazione dei medici. Ovviamente il medico vuole andare in una struttura dove può emergere e poter mettere in pratica le sue qualità e capacità. Terzo problema: visione. A Sassari la medicina è un po’ allo sbando perché non si capisce più chi comanda e soprattutto non si capisce più dove può andare a radicarsi meglio e quali sono le specializzazioni che dobbiamo premiare. Secondo me da queste tre cause dipende tutto. Ed inoltre l’organizzazione che fa acqua da tutte le parti e che produce liste di attesa mostruose, la fuga delle persone più capaci, è ancora l’acquisto di macchinari. Mi sono informato i macchinari ci sono, non c’è il personale che li sa usare è il colmo. Sono state cancellate molte scuole di specializzazione dipende dal fatto che non c’è organizzazione e per questo purtroppo che contiamo meno rispetto a Cagliari”, conclude Brianda.
Una situazione drammatica e disastrosa.
“In merito alla situazione drammatica, direi disastrosa, che colpisce la sanità sassarese e più in generale la sanità sarda vorrei esprimere la mia totale condivisione dello sciopero indetto per l’8 e il 9 ottobre e la mia totale vicinanza a tutte le figure sanitarie che ogni giorno subiscono questo disastro politico-gestionale della Regione. Va messo in evidenza che oggettivamente la situazione sanitaria sassarese e sarda è peggiorata vertiginosamente in questi ultimi due anni e mezzo di amministrazione regionale Todde; tra l’altro, la presidente, avoca a sé l’interim assessoriale alla sanità da quasi un anno, con la seguente motivazione politica di dare una direzione chiara al sistema sanitario sardo. Dico, se questi sono i risultati, meglio nulla. Il sistema sanitario sardo è ormai al collasso, il personale sanitario è esausto. Vorrei fare una precisione: dato che la mia memoria non fa difetto, nel febbraio 2024, la presidente Todde, nell’immediatezza dei risultati a lei favorevoli, dichiarò: la sanità sarà una priorità assoluta del mio mandato e poi vi è necessità di una terapia d’urto. Risultato: la sanità è allo sbando”, afferma Angelo Azara (Gruppo Misto).
“Ormai – conclude Azara – si è superato ogni limite di decenza, dalle immagini pubblicate, dai mezzi di comunicazione, si denota una sanità di guerra, dove le barelle nei corridoi, sono trasformate in letti di degenza, situazione che obbliga medici e infermieri a lavorare senza sosta pur di garantire la tutela della salute dei pazienti, in sostanza salvare vite umane. Personale sanitario stremato. Dagli oss ai primari, passando per ausiliari e infermieri. È inconcepibile che nel 2026, nell’Aou di riferimento per tutto il nord Sardegna, si debba discutere di dignità del malato, tralasciando un piccolo particolare che il diritto alla salute è un diritto costituzionalmente garantito. Non è accettabile che Sassari paghi sempre il prezzo più alto per l’incapacità programmatoria di chi dirige in prima persona la sanità sarda”.




