Il tentato omicidio a Nulvi.
Si sono chiuse le indagini per il tentato omicidio in famiglia che si è consumato il 12 aprile scorso a Nulvi. La violenta lite avvenuta in un’abitazione del paese era finita con un colpo alla testa con una pala da parte del figlio contro un 64enne. Ora il 33enne dovrà rispondere anche per maltrattamenti in famiglia contro genitori e fratello. L’inchiesta si arricchisce però di un nuovo tassello, stando a quanto riporta La Nuova Sardegna. C’è un uomo, testimone oculare dell’aggressione, che ora è accusato di favoreggiamento per aver cercato di depistare gli inquirenti negando inizialmente di aver assistito alla scena e fornendo poi una versione ritenuta falsa.
La lite e le violenze.
L’aggressione del padre 64enne matura in un clima famigliare segnato da violenze domestiche. Gli abusi sarebbero andati avanti da anni contro tutti i membri della famiglia. In un episodio, l’indagato avrebbe legato e trascinato il fratello, minacciato la madre con una bombola del gas aperta. Altre volte avrebbe picchiato entrambi i genitori. L’ultimo episodio però è ancora più grave. Il 33enne voleva uccidere il padre, secondo la ricostruzione. Durante l’aggressione di aprile, i colpi sferrati alla testa avrebbero avuto, secondo l’accusa, la precisa intenzione di uccidere, sventata solo dalla difesa istintiva della vittima e dall’intervento del terzo uomo che avrebbe intimato al giovane di fermarsi, permettendo la fuga del padre.
La ricostruzione della Procura si scontra tuttavia con le sostanziali perplessità già espresse dal gip in sede di custodia cautelare, che avevano portato alla scarcerazione del giovane. Il giudice aveva evidenziato come fosse stato il padre ad impugnare per primo la pala e che la reazione del figlio, scaturita dopo averlo disarmato, fosse priva di volontà omicida, considerata anche la prognosi di soli 12 giorni senza punti di sutura. Nonostante il giudice avesse ridimensionato le testimonianze sui precedenti familiari definendole talvolta esasperate e la conferma da parte del Riesame del solo obbligo di firma, la Procura ha deciso di confermare l’impianto accusatorio iniziale.




