Il progetto dell’eolico tra nuraghi e domus della Nurra, la denuncia del GrIG

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Spunta il progetto dell’eolico nella Nurra.

Il paesaggio della Nurra, nel territorio di Sassari, nuraghi, domus de janas e necropoli ipogeiche minacciato dall’eolico. Il Grig ha denunciato che questa delicata armonia tra Campanedda e Sa Luighiedda è oggi minacciata dal progetto eolico “White and Blue Luighiedda”, proposto dalla Innovo Development 8 s.r.l., che prevede l’installazione di tre aerogeneratori giganti alti oltre 200 metri per una potenza di 21,6 MW.

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Il caso dell’eolico nella Nurra.

La Soprintendenza di Sassari, nell’ambito della valutazione d’impatto ambientale, ha evidenziato come l’area ospiti numerosi beni tutelati, tra cui la necropoli di Estru e i nuraghi Pilotta, S. Andrea e Luighiedda. Nonostante l’importanza di questi siti, la procedura autorizzativa è ripresa dopo una sentenza del TAR Sardegna del febbraio 2026, spingendo il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) a presentare un atto formale di opposizione il 4 maggio 2026 per coinvolgere istituzioni e ministeri nella difesa di un sito dalla rilevanza storico-culturale inestimabile.

La situazione attuale solleva interrogativi profondi sulla natura della transizione energetica in Italia, che rischia di trasformarsi in una vera e propria speculazione a danno del paesaggio. Sebbene il ricorso alle fonti rinnovabili sia cruciale per contrastare il cambiamento climatico, non si può accettare un’ideologia che favorisca logiche industriali incuranti del territorio. La Soprintendenza speciale per il PNRR ha denunciato con forza come in Sardegna le richieste per nuovi impianti superino già oggi di sette volte gli obiettivi fissati per il 2030. Si prefigura così una sostituzione identitaria e paesaggistica su vasta scala, dove il patrimonio culturale viene sacrificato per una produzione elettrica che eccede di gran lunga il reale fabbisogno regionale e nazionale.

I dati.

Gli ecologisti hanno preso in esame i dati aggiornati al febbraio 2026 confermano questa deriva: a livello nazionale le richieste di connessione a Terna hanno raggiunto i 322 GW, oltre quattro volte la soglia ritenuta necessaria per il 2030. Secondo il Grig, n Sardegna la sproporzione è ancora più drammatica, con istanze per oltre 45 GW, una potenza ventitré volte superiore a quella attualmente installata. Questa sovrapproduzione non potrebbe essere né consumata nell’Isola, né interamente esportata o conservata, trasformandosi in energia inutile pagata però dai contribuenti attraverso i costi di dispacciamento e gli incentivi approvati dal governo. In questo scenario, gli unici a beneficiare del sistema sono le grandi società energetiche, i cui profitti vengono garantiti da prelievi forzosi sulle bollette dei cittadini.

Secondo il Gruppo d’Intervento giuridico, esistono alternative concrete e sostenibili che eviterebbero conflitti sociali e scempi ambientali. Una transizione virtuosa dovrebbe partire da una pianificazione statale basata sui fabbisogni reali, individuando aree idonee tramite gare pubbliche e processi di valutazione ambientale strategica. Secondo i rapporti ISPRA, l’Italia dispone di una superficie immensa già urbanizzata, come i tetti degli edifici e le aree industriali dismesse, che potrebbe ospitare tra i 70 e i 92 GW di fotovoltaico senza consumare un solo metro quadro di suolo vergine. Anche l’installazione di pannelli lungo le principali arterie stradali rappresenterebbe una soluzione democratica e diffusa, meno impattante rispetto alle centrali industriali in aree protette.

La petizione del GrIG.

Difendere l’ambiente significa dunque opporsi a una gestione energetica priva di buon senso. La petizione popolare promossa dal GrIG, che ha già raccolto quasi 23 mila adesioni, rappresenta il grido d’aiuto di migliaia di cittadini e personalità della cultura, dell’archeologia e dello spettacolo. Figure come Caterina Bon Valsassina, Renato Soru e l’attrice Caterina Murino si sono unite a questa battaglia per chiedere che la transizione energetica rispetti finalmente l’identità del Bel Paese. Resta poco tempo per cambiare registro e passare da una speculazione selvaggia a un modello energetico che sia davvero al servizio della collettività e della tutela del territorio.

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