Maglia nera per l’Asinara nel dossier “Mare caldo” di Greanpeace
L’Asinara è stata una delle aree del Mediterraneo più colpite dal mare caldo nel 2025. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace Italia, pubblicato nel luglio 2026 e basato sui monitoraggi effettuati lo scorso anno. Si tratta quindi di dati riferiti al 2025. Ma il quadro potrebbe essere ancora più preoccupante. Il 2026, infatti, è già stato indicato come l’anno del record assoluto delle temperature marine a livello globale e gli esperti non escludono un ulteriore peggioramento anche nel Mediterraneo.
Asinara e Tavolara tra le zone più colpite dal mare caldo
Il Nord Sardegna è al centro dell’allarme. Nell’Area Marina Protetta dell’Asinara è stata registrata l’anomalia più elevata tra tutte le aree monitorate in Italia: 3,5 gradi oltre la soglia climatologica, durante un’ondata di calore marina durata ben 41 giorni, dal 31 maggio al 10 luglio 2025.
Subito dietro c’è l’Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo, nel Nord Est della Sardegna, con una temperatura massima superiore di 3,46 gradi rispetto ai valori normali e un’ondata di calore prolungata per 36 giorni. Lo stesso valore massimo è stato registrato anche nell’area di Capo Carbonara, nel Sud dell’isola. Per il Nord Ovest e il Nord Est della Sardegna si tratta di numeri che confermano come il fenomeno del mare caldo stia interessando sempre più da vicino gli ecosistemi marini.
Il calore arriva fino a 40 metri di profondità
Il rapporto evidenzia che il problema non riguarda più soltanto la superficie del mare. Nel 2025 le anomalie termiche sono penetrate fino a 40 metri di profondità, raggiungendo habitat normalmente più stabili e mettendo sotto stress numerose specie marine. Secondo Greenpeace, le ondate di calore marine non rappresentano più episodi eccezionali, ma stanno diventando una componente sempre più frequente del clima del Mediterraneo. I monitoraggi biologici effettuati all’Asinara hanno evidenziato uno stato ecologico giudicato “moderato”, ma anche impatti severi su alcune specie simbolo dei fondali. Le colonie di gorgonia gialla mostrano infatti importanti segni di deterioramento legati allo stress termico. Inoltre sono state individuate specie aliene grazie alle nuove analisi del DNA ambientale.
Secondo i ricercatori, anche le Aree Marine Protette non sono più sufficienti da sole a proteggere la biodiversità dagli effetti del cambiamento climatico. Il rapporto fotografa quindi la situazione registrata nel 2025, ma rappresenta anche un campanello d’allarme per il presente. Considerando che il 2026 sta facendo segnare nuovi record di temperatura dei mari a livello mondiale, il rischio è che i prossimi monitoraggi mostrino condizioni ancora più critiche per l’Asinara, Tavolara e più in generale per tutto il mare della Sardegna.




