“Paris in paghe”, un successo il festival per la pace a Sassari

A Sassari “Paris in paghe”, primo festival dedicato al “vivere insieme in pace”

Successo a Sassari per la prima edizione di “Paris in paghe“, prima edizione del festival internazionale dedicato alla pace.

“In occasione della “Giornata Internazionale del Vivere Insieme in Pace”, istituita nel 2017 dall’ONU, si è svolta a Sassari la prima edizione del festival “Paris in Paghe” – Vivere insieme in pace”. Lo scorso sabato 16 maggio infatti, negli spazi dell’ex Ma.Ter di via Zanfarino, la Gambia Society e Sa Domo de Totus, hanno riunito rappresentanti di oltre venti Paesi – dall’Africa all’Europa, dal Sud America all’Asia – insieme a numerose realtà dell’accoglienza rappresentate da Antonio Bruzzi SAI Alghero, Letizia Meridda SAI Porto Torres, Marianna Pisu SAI Bonorva, Filippo Minarelli SAI e Cas Calangianus, Alessandra Murgia Cas Pagi, Madi Sissoko della comunità del Mali, Marta Piras vice presidente dei tutori volontari dei MSNA della Sardegna”.

Un laboratorio di convivenza reale

“Per tutto il pomeriggio la sala conferenze, messa a disposizione dal Comune di Sassari, ha ospitato un fitto programma di interventi, testimonianze e momenti di scambio dedicati al tema della pace: «oggi la parola pace è diventata una parola pericolosa – ha sostenuto Cristiano Sabino, a nome degli organizzatori – basta pensare che nel 2025 l’Unione Europea ha stanziato 800 miliardi di euro per il riarmo. Contro chi dobbiamo puntare queste armi? Alcuni sostengono che se si vuole la pace bisogna preparare la guerra. La storia ha dimostrato che se si prepara la guerra poi la guerra arriva inevitabilmente, perché la corsa agli armamenti e l’apparato militare industriale sono un grande affare da cui poi è difficile sottrarsi”.

“A fare da anfitrione il presidente della Gambia Society, Osman Fatty, che ha saputo alternare momenti di profonda riflessione sulla pace e sul significato della cooperazione ad esperienze di dialogo interculturale, costruito attraverso un appassionante laboratorio di comunicazione orale in cui i partecipanti hanno condiviso storie, esperienze personali e visioni di pace espresse attraverso il ballo, la musica, la poesia, la testimonianza e perfino il cibo.
Delegati delle comunità – tra cui Sardegna, Gambia, Afghanistan, Mali, Etiopia, Brasile, Tunisia, Bangladesch, Cuba, Algeria, Ucraina e molte altre – hanno raccontato non solo le radici dei propri Paesi, ma anche i percorsi migratori e le esperienze di condivisione nei territori sardi. Un racconto plurale che ha trasformato l’evento in uno spazio concreto di conoscenza reciproca e abbattimento delle barriere culturali”.

Musica, danza e partecipazione

“La giornata è stata attraversata dalla musica e dalle danze tradizionali, portate direttamente dalle comunità partecipanti. Strumenti, ritmi e balli hanno scandito l’intero evento, contribuendo a creare un clima di festa e scambio.
Particolarmente significativo il gesto simbolico del ballo sardo in cerchio, proposto dalla vicepresidente dell’associazione dei tutori volontari, Marta Piras: «il cerchio sardo è accogliente e aperto per tutti», ha sottolineato, indicando nella tradizione sarda una metafora concreta di inclusione.
Accoglienza e comunità: le voci dei protagonisti”.

“Tra i presenti, operatori, volontari e beneficiari dei progetti di accoglienza hanno evidenziato il valore sociale dell’iniziativa: «siamo agenti di cambiamento – ha dichiarato Antonio Bruzzi del SAI di Alghero –. quotidianamente ci confrontiamo con le ferite di chi fugge da guerre e carestie. Ma il cambiamento nasce sempre dal locale, da progetti territoriali che promuovono incontro ed educazione alla pace».
“Solo insieme si costruisce”
A sintetizzare lo spirito della giornata, le parole di Madi, rappresentante della comunità maliana che ha condiviso un detto della sua cultura: «soltanto un dito non può sollevare tutto il grano».
Un proverbio che restituisce il senso profondo di Paris in Paghe: la convivenza come costruzione collettiva, fatta di gesti quotidiani, relazioni e riconoscimento reciproco”.

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