Sassari risale nella classifica del report “Ecosistema Urbano” sulla sostenibilità ambientale.
Un balzo in avanti di ben 15 posizioni per Sassari, che vale il 60° posto nazionale e un indice di sostenibilità ambientale del 53,3%. Nel nuovo report Ecosistema Urbano 2026 curato da Legambiente, la provincia mostra incoraggianti segnali di ripresa, ma la fotografia scattata sulla città evidenzia ancora forti ombre e ritardi strutturali. Se da un lato il trasporto pubblico registra un ottimo utilizzo (121 viaggi annui per abitante, ben sopra la media nazionale).
Sassari bocciata sui rifiuti e piste ciclabili.
Dall’altro il capoluogo turritano soffre pesanti ritardi nella gestione dei rifiuti e crolla sul fronte della mobilità sostenibile, con appena 0,4 metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti che la collocano tra i peggiori centri in Italia. A questo si aggiunge la carenza di verde urbano: con soli 10 alberi ogni 100 residenti (un quarto rispetto a Cagliari), la città parte svantaggiata nella lotta alle isole di calore e ai cambiamenti climatici.
L’esempio virtuoso di Cagliari.
Nella classifica nazionale di Ecosistema Urbano 2026 il miglior risultato regionale è quello di Cagliari, che si piazza al 32° posto con un indice di “performance sostenibile” pari a 62,9%. Tuttavia il confronto con l’anno precedente vede però Cagliari scendere di nove posizioni, pur mantenendosi seconda tra le città del meridione, dopo Cosenza, mentre gli altri tre capoluoghi hanno andamento di segno opposto: in primis Oristano, che guadagna ben 25 posizioni, poi Sassari, che migliora di 15, e Nuoro, che sale di 8.
Il nodo dei rifiuti e acqua.
Anche Oristano e Cagliari confermano una forte capacità di gestione del ciclo dei rifiuti, mentre la situazione di Sassari rimane ancora migliorabile. Dall’altro lato persistono criticità strutturali legate alle dispersioni nelle reti di distribuzione della risorsa idrica, il principale nodo irrisolto a livello regionale, con Cagliari che, con il 64,6% di acqua persa, conquista il triste primato tra i capoluoghi regionali.
In una regione soggetta a frequenti crisi idriche e, più di altre, agli effetti dei cambiamenti climatici, la perdita di oltre metà dell’acqua immessa in rete rappresenta una criticità strategica che richiede un programma immediato di investimenti infrastrutturali. In chiaroscuro, invece, si confermano altri parametri. Per la qualità dell’aria, Cagliari è al 4° posto nazionale nei livelli più alti di PM10 (29mg/m3), mentre Oristano è tra le migliori città con 12mg/m 3 . Nell’offerta e nell’utilizzo del trasporto pubblico locale, Cagliari conferma la sua buona prestazione con un utilizzo del TPL (186 viaggi ab./anno) quasi doppio rispetto alla media nazionale.
Superiore alla media anche Sassari con 121 viaggi ab/anno, mentre Oristano ne conta solo 8. È invece Nuoro la prima città
sarda per numero di auto immatricolate in rapporto agli abitanti (79 auto/100 ab.), undicesima a livello nazionale, confermando quanto sia importante un sistema di collegamenti di trasporto pubblico regionale efficiente per rendere sostenibile la mobilità nelle città. Cagliari dispone della rete ciclabile più sviluppata tra i capoluoghi sardi ma, dopo la fase di crescita degli anni precedenti, il dato mostra segnala oggi una battuta d’arresto.
Il dato crolla a soli 0,4 m eq./100 abitanti per Sassari, che ricade quindi tra le peggiori città a livello nazionale per la ciclabilità.
Infine, l’analisi dei parametri del verde urbano mostra un quadro complessivamente migliore della media delle regioni del sud, ma ancora distante dalle realtà più avanzate. I quattro capoluoghi presentano infatti situazioni molto differenziate, sia in termini di quantità di verde disponibile sia nella dotazione di alberature pubbliche.
Cagliari rappresenta la realtà più avanzata della regione con 38 alberi ogni 100 abitanti, un valore superiore alla media nazionale e tra i migliori del Mezzogiorno, mentre il valore per Sassari si riduce a circa un quarto (10 alberi/100 ab.) di quel patrimonio arboreo, che è così importante per la mitigazione delle isole di calore e il contrasto ai cambiamenti climatici.
Divario nord e sud.
L’analisi comparata delle ultime tre edizioni di Ecosistema Urbano evidenzia come il divario territoriale tra Nord e Mezzogiorno
continui ad ampliarsi. La posizione media dei capoluoghi settentrionali migliora progressivamente, passando dalla 31ª
posizione del 2024 alla 27ª del 2026, mentre quella delle città meridionali arretra fino all’80ª posizione media. In questo quadro
la Sardegna si distingue nettamente dal resto del Mezzogiorno, riuscendo a collocare nel 2026 quattro capoluoghi tra le prime sei città meridionali della graduatoria nazionale, confermando una performance regionale complessivamente superiore alla media del Sud Italia.
“I dati di Ecosistema Urbano 2026 confermano che la Sardegna si colloca stabilmente ai vertici del Mezzogiorno: quattro capoluoghi tra le prime sei città del Sud rappresentano un risultato importante e non scontato – spiega Marta Battaglia, Presidente di Legambiente Sardegna. Tuttavia non possiamo accontentarci. Le criticità delle reti idriche, con perdite che in alcuni casi superano ancora il 60%, e il ritardo nella mobilità ciclabile a fronte di una presenza impattante delle auto nelle città sarde ci dicono
che servono scelte politiche molto più coraggiose perché le città siano davvero i luoghi dove si sviluppano le buone pratiche per l’adattamento e il contrasto ai cambiamenti climatici. La sfida per i prossimi anni sarà adottare una vera strategia urbana per il clima, investendo con un approccio integrato in infrastrutture verdi, trasporto pubblico, efficientamento idrico e comunità energetiche.” “I cambiamenti climatici sono già arrivati nella nostra isola; per questo dobbiamo progettare da subito città resilienti e sostenibili. A questo scopo non servono opere faraoniche, ma bisogna che ogni intervento urbano vada, sin da oggi, nella direzione giusta: restituendo permeabilità al suolo in maniera




